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La costanza è indispensabile per curare la psoriasi

cure psoriasiRecentemente ho letto i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology, la più importante pubblicazione scientifica mondiale sul tema della dermatologia e della cura della pelle.

Questa ricerca è stata effettuata seguendo per 4 anni oltre 32.000 persone a cui era stata diagnosticata la psoriasi, l’acne o l’eczema con relativa prescrizione di una terapia. Lo studio rileva come molti di questi pazienti con problemi dermatologici non siano costanti nella cura e non vedano regolarmente lo specialista o dottore di turno.

Una volta diagnosticata la psoriasi, in media passano circa cinque mesi (153 giorni) per gli adulti e 142 giorni per i bambini prima di un nuovo consulto medico. I dati sono persino peggiori per chi soffre di acne o eczema.

I controlli sono indispensabili per verificare l’efficacia della terapia prescritta ed eventuali sostegni psicologici.  Spesso infatti chi soffre di psoriasi lieve o moderata (i pazienti gravi sono invece costantemente monitorati per ovvie ragioni), magari in zone visibili del corpo, può accusare un “contraccolpo psicologico” o una forma di inerzia quando il problema non presenta fastidio. Ma perché non si fanno i controlli? Semplice, nella maggioranza dei casi perché non si seguono le cure con costanza.

Lo conferma anche una ricerca italiana effettuata dall’Adispo su 600 malati. Sebbene oltre 8 pazienti su 10 (l’84%) ritengono che la psoriasi in forma lieve o moderata renda abbastanza, o persino molto difficile, la loro vita quotidiana, non si seguono le cure. Meno del 10% segue le cure con costanza; circa la metà applica il trattamento solo quando ha disturbi fastidiosi (prurito, fitta desquamazione) seguendolo solo per il tempo necessario ad avere miglioramenti.

 

Perché non si seguono le cure?

Qual è la motivazione principale? Perché i malati di psoriasi (o altre malattie della pelle) non seguono le cure nonostante riconoscano gli effetti negativi del problema sulla loro vita?  Stando alle semplici risposte il motivo principale è la scomodità della terapia.  La maggioranza dei trattamenti topici: unguenti, creme, paste, lozioni e gel da applicare sulle zone della pelle interessate, comportando spesso laboriose medicazioni, magari con prodotti dall’odore sgradevole o che macchiano la pelle e i vestiti.

Ma oltre alla scomodità, ha certamente un peso il fattore psicologico, spesso sottovalutato anche dagli stessi specialisti. Si tratta di un fenomeno più vasto che colpisce i malati di molte patologie, non solo quelle della pelle. Nonostante si sappia che occorre curarsi, si preferisce evitarlo per il trauma che comporta la cura: curandosi si solleva e ricorda il problema. Inoltre la motivazione, sempre psicologica, ricade anche negli atteggiamenti umani della nostra società che preferiscono lo stato di inerzia (passivo) all’azione (attivo).

Ma la mancata continuità del trattamento ne pregiudica l’efficacia e in generale non consente di valutare se è necessario cambiare terapia. Inoltre tutto questo impedisce di prevenire il peggioramento o il ritorno della psoriasi.  Infatti la guarigione o l’alleviamento dei sintomi è momentaneo ma ritorna non appena si attiva una delle cause scatenanti.

Anche nel libro Psoriasi Mai Più di Barbara Brown, sebbene si faccia utilizzo di metodi semplici e naturali, si sottolinea l’importanza della costanza. Come spiegato nel libro, occorre che certe attività alimentari e igieniche diventino abitudini, vale a dire routine quotidiane che si fanno senza pensarci. La creazione di un’abitudine infatti consente di superare i blocchi psicologici e passare automaticamente ad un atteggiamento proattivo che consente di prendersi cura di se.

Qualunque sia il motivo per cui non ti stai curando a dovere, pensa ai risultati positivi che potrai ottenere. Visualizza te stesso senza placche e prurito, senza ricadute periodiche del problema. Agisci quindi, metti per esempio in pratica alcuni dei rimedi del medico o che trovi sul sito o in Psoriasi Mai Più.

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